La storia della Coda alla Vaccinara
La Coda alla Vaccinara è un piatto nato nel cuore di Roma, più precisamente nel rione Regola, il cui nome deriva dalla renula, ossia la sabbia soffice (rena) che copriva (e copre ancora oggi) le rive del fiume Tevere durante le piene.
La Coda alla vaccinara era originariamente il macellato destinato ai vaccinari, così venivano chiamati gli abitanti del rione Regola, ed era un piatto talmente diffuso al punto che le persone del quartiere erano soprannominati i vaccinari-mangia-code. Questa portata si trova spesso nei menu delle trattorie dei quartieri Testaccio e Trastevere, ma si può gustare anche nei migliori ristoranti della Capitale.
Nell’antica Roma si diceva che l’area del rione Regola fosse consacrata dal dio Marte e utilizzata per condurre esercitazioni militari. Nel Medioevo la gente lavorava instancabilmente per impedire che l’area diventasse una palude. Poi nel 1586 questo distretto divenne noto come Arenule et Chacabariorum, nomenclatura che è ancora conservata oggi in Via Arenula.
Nel quartiere Regola c’erano i vaccinari, ossia umili macellai, il loro lavoro era quello di scorticare le bestie, in particolare le vacche e le femmine dei bovini che avevano più di tre anni. La carne era chiamata vaccina, il nome che porta ancora oggi. I macellai di basso rango venivano di solito pagati in frattaglie che poi vendevano alle osterie locali. Le osterie, a loro volta, creavano dei piatti originali con questi pezzi di avanzi di carne bovina, ed è così che è nata la Coda alla vaccinara. Nel 1875, per porre fine alle inondazioni continue del Tevere, lungo il fiume vennero costruiti argini che cambiarono completamente il volto della città e cancellarono tutte le attività intorno al fiume.
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