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Ingredienti per la pasta:
500 g di farina 00
190 ml di acqua tiepida
1 uovo

Per la salsa:
16 canocchie
2 barattoli di pelati
1 scalogno
1 spicchio d’aglio
1 mazzetto di prezzemolo
1 goccio di aceto di vino bianco
Olio evo
Sale e pepe

Vediamo che cosa che cosa ci prepari. Guarda, andiamo sugli strozzafreti. Ah, beh, gli strozzafreti perché si chiamano così? Spieghiamol. Te lo spiego intanto che li faccio, perché è un po’ anche un un antistress favore? Antistress perché gli strozzavi i preti. Eh beh, qualcuno Vabbè, allora abbiamo la farina, l’uovo, l’acqua calda per l’impasto, un uovo per chilo di farina, eh, quindi poca roba. le canocchie, l’aglio, lo scalogno, l’aceto, il prezzemolo che ho già messo le erbe aromatiche dell’evelina nel tritino e i pomodori pelati. Ti devo frullare sto prezzemolo intanto. Dopo lo frulliamo. Dopo lo frulliamo. Allora, intanto cosa metto? Metto la farina in una ciotola, così facciamo anche prima. Un uovo e l’acqua calda. E questo lo cominciamo a mescolare fintanto che non diventa un impasto. L’acqua calda non bollente deve solo scottare un po’ la farina perché deve perdere un po’ di elasticità che è quella che poi mi permette di arricciare la tagliatella che andremo a fare e farla diventare uno strozzaprete. Perché seciavano strozza prti hai detto adesso me lo racconto perché eh, ma adesso te lo racconto perché quando li fai devi prendere stringere tra le mani questa tagliatella e arricciarla. Solitamente durante, insomma, prima della Pasqua, durante la Quaresima, c’era tutta sti preti che andavano a benedire le case. Era di moda andare a benedire le case a pranzo e a cena, ora di pranzo e ora di cena perché si sedevano lì. Eh, vuoi tenerlo lì il prete? Eh, e poi però una volta non è che c’era tutto sto mangiare, eh. Esatto. Quindi dovevi un po’ condividere. Allora cosa facevano? Prendevano ste tagliatelle e dicevano “Ma se si ferma a cena?” Dicevo “Certo che mi fermo a cena”. Allora, intanto che le facevano e poi ti faccio vedere come stringendo dicevano strosa, strano e quindi cioè stro che si si che gli vadano di traverso. Ecco, tutto lì. Non è che volevano augurare la morte a nessuno. No, no, era un modo di dire che gli vado di traverso perché portavan via il pane da bocca agli altri, insomma. Non è che Sì, anche perché la forma m se li fai un po’ più lunghi prevede che magari sono un po’ scivolosi, ti vanno un po’ di essere abbinato a qualunque cosa comunque non solo strozzaprete, cioè pensi a qualcuno che magari in quel momento lì che gli vada di traverso. Eh sì, però sai le cose buone erano sempre abbinate al clero perché comunque sai di contro c’erano anche gli strangol preti, no? che erano delle palline molto grosse, gli strangozzi era, insomma, speravano sempre che gli andasse di traverso, però effettivamente la pasta, ecco, si tira un pochino. La pasta non deve essere sottile, eh, deve essere un po’ grossina perché adesso ti faccio vedere. Beh, poi insomma una volta il clero era particolarmente ricco e la gente era particolarmente povera. Eh, sai com’è, com’è, sai com’è. Quindi facciamo delle tagliatelle un po’ grandi. Così. Vedi che ho fatto la fisarmonica? No, le tiri su, poi le prendi trazza strza trastro trastro trastro che va di traverso che ingoggi anche perché devi dare un po’ anche uno schiaffo, no? Fammi provare. Quindi così e poi no, questa è corta. Vai così. Tira quella lunga. Sì. E poi solo da un verso. Ah, perché così scivola meglio. E la stacco, però devo staccare io Spisny qua. Siamo vanno avanti con questa musica facciamo valzerini. Facciamoci un facciamoci quello e via. E questi sono gli strzeti. Strozzo no così No, così così no, perché poi senò gli a uno via uno via perché senò se fai così prima che cuocia questo. Ah si addormenta il prete sulla strozzato del tutto. Questi però li buttiamo già nell’acqua perché hanno qualche minuto di cottura. Ovviamente non Sì, perché sono abbastanza grossini. Li abbiamo già anche preparati. Frullo prezzemolo. Me lo frulli con lo scalogno e con l’aglio, guarda. Ah, vedi? Scalogno, aglio, un bel pezzo e vai e frulli tutto insieme. Intanto cosa abbiamo fatto? [Musica] Le campane di Don Camillo. Don Camillo. Eh, vabbè, in tue zone, eh. Quindi, eh. Sì. Allora, olio dentro nella padella. Padella bella calda. Ovviamente siamo un po’ generosi con l’olio, dobbiamo soffriggere il prezzemolo, l’aglio e lo scalogno tutti insieme. Uh, perfetto. Come nel Far West. Come nel Far West. Vedi? Ti passa come nel salon. Passa. Come nel salon le birre. Allora, lo soffriggiamo insieme. Vedi che soffrigge bene? Quando comincia a soffriggere al prete gli vuoi mettere il vino buono? No, glielo sfumi con l’aceto. Ah, hai capito? Innanzitutto dà anche un pochino di acidità e poi perché il vino buono si teneva da bere, quello da mettere qua si metteva l’aceto, anche perché insomma aiutava anche a dare un pochino di acidità al pesce. Quindi sfumato con l’aceto bianco, lo lasciamo soffriggere ancora un po’. Ma poi il prete voleva anche il bicchiere di vino quando si fermavamo a mangiare. Scherzi? Eh, l’acqua fa marcire i pali, ragazzi. Esatto. Quindi e quindi queste sono le canocchie che sono anche dei tecic perché nella tua zona si fa questo piatto con le canocchie a Rimini. Sai quanti che ne ho fatti io a Rimini? Poi si puliscono si con la forbice si tagliano tutte le cose attorno, si mettono poi in padella. Senti che bel profumino che fa quel soffrito qua. Certo. E anche lo voi lo fate anche come, cioè in Romagna si fa anche come piatto della vigilia questo. Assolutamente sì, perché è un piatto di magro. Mh. Quindi facciamo soffriggere le canocchie. Intanto con facciamo come una volta quando non c’erano i passaverdura, il pelato, prendevi il coltello e la forchetta e facevi così. È vero. E lo facevi a pezzettini. La concassé di pomodoro la facevi così, quindi molto veloce col pelato. Dentro tutto. Voilà. E lo facciamo cuocere una ventina di minuti. Lo regoliamo alla fine di sale e di pepe. E diventa così così. La scaldiamo un po’, guarda, perché così Esatto, da così diventa così. Metti lì perfetto. 20 minuti, no, ci vuole. Sì, una ventina di minuti. Assolutamente una ventina di minuti. Nono scaldarlo un po’ perché così si è più buono. Si reidrata. Ci mettiamo anche un gocino di acqua perché comunque la pasta fresca l’acqua la chiama sempre. Ecco, l’importante è che li facciate cuocere davvero un attimino perché è abbastanza caloroso. Quanto devono cuocere più o meno gli straz? e non non buttati giù e tirati su, no? Questi qua devono proprio pocere, anche perché quella piega che tu gli dai con le mani in questo modo qua rende la pasta un attimino un pochino tenace, quindi ha proprio bisogno di essere mai fatti gli strozzapretti? Fatti no, mangiati sì, però fatti no. Giustamente la pasta fresca, se uno una passione per la cucina, la pasta fresca difficilmente la fa. Eh, eh, ci vuole, ma appena appena un po’ più di manualità, però fa da antistress, Carlotta, sai? Sì, sì. Va bene, proverò se vuoi, come ho provato a decorare gli omini. Quindi, quando sono così li saltiamo nel sugo di canocchie. Ovviamente alla canocchia gli abbiamo lasciato quella parte lì perché c’è il suo bello anche di andare poi a spiluccare un po’ come le vongole. Alla fine andiamo a mettere a crudo un po’ di olio extravergine di oliva, le saltiamo un attimino e abbiamo portato a casa, insomma, un bel piettino che di sicuro i preti non li fa. Un’idea per la vigilia e poi alleluia perché sono gli strozzapreti e quindi certo che a Natale fa gli strozzapreti fa molto ridere. Eh vabbè dai, però ci sta il paradiso tu vedrai. Grazie professor per segvapeti alle cane della vigilia. He.

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